sul sentiero dei cinghiali
XX/03/2012. ieri mi trovavo a T. e ho fatto una quindicina di foto con la mam7, fotografie di sterpaglie nel fondo del vecchio orto e nella vecchia vigna. sul sentiero dei cinghiali: la loro perseveranza nel lasciare tracce entro gli spazi che un tempo erano curati da mio nonno, la loro selvatica progettualità nel ridisegnare i luoghi che un tempo io chiamavo “del mio cuore” (e che ho tradito) e di cui loro, gli ammirevoli cinghiali, si sono finalmente appropriati, con anni e anni di nottate di testardo andirivieni, per usucapione.
oggi nel vecchio orto e nella vecchia vigna non è più previsto il passaggio né la sosta di alcun umano e nel camminarci dentro mi ci sono sentita fuoriscala e inadeguata come mai prima. la natura viene informata dalla dimensione e dal movimento dei cinghiali. tutto sembra raccontare che loro si muovono in questi spazi con grazia e agilità. e con amore, il che si intuisce dalle orme profonde rimaste impresse nel terreno umido, il quale ricambia con passione e, anche, tenerezza. io invece, mentre cercavo goffamente di inserirmi nei loro tracciati e percorrere i loro sentieri per studiarli, continuavo a spezzare rametti con fracasso, a far cadere foglioline e petali di pruni selvatici e a punzecchiarmi la maglia con le spinette dei biancospini. e a un certo punto mi è saltato in mente che se un giorno volessi recuperare quel pezzo d’orto là in fondo, per farne un giardino, cercherei di farlo lasciando il disegno tracciato dai cinghiali: ma subito dopo mi sono sentita ancora più intrusa e fuoriposto. ad ogni modo, l’idea balzana mi è servita per osservare meglio questo loro selvatico progetto: il disegno lineare (segmentato) e onnicomprensivo; la cura per i dettagli.
queste foto rappresentano una sfida alla disciplina che mi sono sempre autoimposta nel perseguire la composizione perfetta, dal momento che stavolta ho cercato di mandare all’aria uno dei miei castelli di carte. in piedi è rimasto soltanto il lume della pura frontalità, che rappresenta l’attitudine all’ascolto.
volevo che la sterpaglia regnasse e si sentisse libera di parlare, e, anche, che risplendesse un po’ alla luce delle cinque del pomeriggio di una giornata limpidissima.
mentre fotografavo, come al solito, ho provato gioia nel poter esercitare la mia attenzione. mi dicevo che qualsiasi cosa è degna di essere fotografata e ne ero contenta. e associavo, per forza di cose, l’immagine di tutte quelle sterpaglie ingarbugliate alla mia (da poco consapevole, il che significa che mi trovo a una svolta) totale incapacità di prendere una decisione di fronte all’urgenza di una scelta importante. e, anche, ridevo tra me e me pensando che qualcuno (tutti?), nel guardare le foto, potrà pensare che mi è partito involontariamente lo scatto, che in realtà la mam7 mi stava scivolando di mano.
e riflettevo sull’atmosfera rarefatta di tutte le mie foto, sul fatto che Io Sono così. autobiografia minima.
[tra un paio di giorni, forse, aggiungerò una foto del sentiero dei cinghiali]






